«Un’ingiustificabile disomogeneità, sia per ciò che riguarda le tariffe, sia per ciò che riguarda i regolamenti attuativi». E’ questo l’esito di un’indagine, condotta da Cna, su quello che viene definito il «labirinto» della Tia, la Tariffa igiene ambientale che nei Comuni ha gradualmente sostituito la Tarsu, la Tassa rifiuti solidi urbani. L’indagine ha evidenziato agevolazioni variabili tra il 10% e il 70% per una stessa categoria produttiva, differenze di 36 punti tra quote fisse e quote variabili, aumenti che, nel biennio 2007-2009, sono andati dall’1% al 15% e differenze tariffarie che, di Comune in Comune, arrivano a superare il 400% per una stessa categoria. Sono 38 (su 47) i Comuni coinvolti nella ricerca. Di questi, 20 quelli che applicano la Tia, dislocati su un territorio in cui si concentrano il 70% della popolazione e il 75% delle imprese: Bomporto, Campogalliano, Carpi, Castelfranco, Cavezzo, Concordia, Finale, Fiorano, Formigine, Maranello, Mirandola, Modena, Nonantola, Novi, Pavullo, Ravarino, San Cesario, Sassuolo, Serramazzoni e Soliera. Nei restanti 18 Comuni coinvolti nell’indagine, in cui vige la Tarsu, l’analisi ha interessato soltanto l’applicazione di agevolazioni e riduzioni per le utenze non domestiche. Su quest’ultimo punto, l’indagine evidenzia che, nonostante tutti i Comuni presi in esame prevedano agevolazioni o riduzioni tariffarie, «i regolamenti comunali sono troppo diversi tra loro», tanto da creare «una giungla impositiva» e un «divario incomprensibile e ingiustificabile che diventa in alcuni casi, fattore di concorrenza fra imprese». Tra i dati emersi, «non si capisce perchè, per ciò che riguarda le lavanderie, Montese conceda una riduzione del 70% mentre Fanano si fermi al 10%. Oppure, per le carrozzerie di Serramazzoni e Montese ci sia una detrazione del 60% che scompare a Mirandola, Vignola e Castelfarnco». Sul fronte quote, che la Tia prevede divise in quote fisse (costi di spazzamento e lavaggio strade pubbliche, costi amministrativi, costi generali di gestione e costi d’uso del capitale) e quote variabili (raccolta, trattamento, trasporto e smaltimento dei rifiuti), Cna rileva che la «quota fissa è sempre molto elevata, mai inferiore al 50%, anzi spesso assai superiore al 60%, indice di una notevole incidenza dei costi fissi sulla spesa complessiva». Quanto agli aumenti, definiti «costanti, sia per effetto di un progressivo allinearsi alla copertura integrale del costo del servizio, sia per effetto di un generale incremento dei costi di gestione», in cima alla lista dei Comuni compare Nonantola, con un aumento tariffario del 15%. Seguono Pavullo (13%), Maranello (11%), Campogalliano (10%) e Modena (9%). Aumenti dell’1% per Novi, Ravarino e Sassuolo. Il confronto delle tariffe più alte con quelle più basse, divise per categorie, evidenzia differenze percentuali variabili fino al 346% (Banche e istituti di credito rispettivamente di Campogalliano e Formigine): «Il confronto serve a dimostrare come la suddivisione fra varie categorie merceologiche risponda alla logica di garantire i costi del servizio più che ispirarsi alla reale produzione di rifiuti», spiegano da Cna. Tra le soluzioni proposte, il coinvolgemento della Provincia per rendere omogenei i regolamenti applicativi dei Comuni e una maggiore trasparenza nella ripartizione dei costi tra quote fisse e variabili, con l’obiettivo di abbassare le quote fisse sotto il 50%. «Una stessa chiarezza è necessaria nelle suddivisioni fra costi di utenze domestiche e costi di utenze non domestiche - concludono da Cna - e, all’interno di queste ultime, tra le diverse categorie produttive, agganciando le rispettive tariffe all’effetiva produzione di rifiuti e al problema dei rifiuti speciali». (e.spa.)
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