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lunedì 2 agosto 2010

Giovanardi: intrecci Comune-Coop

 «La questione è chiaramente politica». Sceglie il cuore di Modena, a due passi dal municipio e con un occhio alla Ghirlandina «ancora imbalsamata», il sottosegretario Carlo Giovanardi per dire la sua verità sul caso Esselunga-Coop Estense e sui rapporti Coop-Comune. Un fiume in piena, un attacco a tutto campo, lanciato di spalle al Comune, il “grande accusato”. «Avrei bisogno di ore per illustrare in modo organico come a Modena ci sia un monopolio unico al mondo - esordisce Giovanardi - noi abbiamo totalmente ragione e loro hanno totalmente torto». I “noi” sono gli esponenti della destra locale, alcuni dei quali (Vecchi, Santoro, Taddei, Galli, Balestrazzi) sono seduti tra i tavoli del Caffè Concerto. I “loro”, invece, sono l’assessore Sitta, il sindaco Pighi e, più in generale, il Comune.  «Se Sitta e Pighi non mi avessero attaccato su legalità e normative, non avrei sentito il bisogno di intervenire ancora - continua il senatore - ma le vicende che legano le Coop al Comune risalgono ai tempi in cui ero consigliere comunale». Per ripercorrere i rapporti Coop-Comune degli ultimi decenni, Giovanardi ricorre a due pubblicazioni di qualche anno fa. Identico il titolo, che ironizza su un celebre slogan: “La Coop sei tu... chi può fare di più?”. E’ da lì che il sottosegretario parte per illustrare i presunti favori stretti tra Comune e coop “rosse”, riesplosi nelle ultime settimane dopo gli attacchi del patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, per la costruzione di un supermercato in via Canaletto.  Direzionale 70, La rotonda, I Portali e GrandEmilia: Giovanardi ne ha per tutti, «tutti vestitini su misura per le Coop, cuciti dalle amministrazioni di sinistra modenesi». Storie di espropri per edilizia popolare che poi, secondo il parlamentare, finivano per agevolare la Lega delle cooperative: «Come il bando per GrandEmilia, che prevedeva la restituzione di un tot di metrature e di licenze. Chi poteva disporre di tali requisiti? Solo la Coop, che ha costruito prima che ci fossero i parcheggi e la brettela previsti negli accordi». «Non solo - aggiunge - ma i supermercati chiusi per aprire GrandEmilia sono stati poi tutti riaperti per le proteste dei modenesi. E’ chiaro che ognuno può far la spesa dove preferisce, ma perchè a Esselunga no?».  Su Canaletto, «uno dei più importanti comparti modenesi», Giovanardi afferma: «La storia è semplice. Il Comune aveva deciso di riqualificare l’area con edifici e supermercati. Esselunga compra per 24 miliardi il pezzo più grande, circa il 70%. Oltre alla piccola porzione del Comune, rimaneva un pezzetto, comprato dalla Coop per impedire alla concorrenza di espandersi. Il sindaco di oggi non è responsabile di quelle vicende, ma oggi non ha voluto far nulla per la situazione di stallo». Snocciola quindi una serie di normative, nazionali e non, per dimostratre la tesi che «il Comune poteva fornire a Esselunga la sua parte di terreno, il 10% circa, ma non ha voluto per non far torto alle Coop: l’articolo 30 della legge 457/78, l’articolo 27 della 166/2002 e le stesse norme di attuazione del Prg non prevedevano il consenso di tutti i proprietari per sbloccare l’area, ma era sufficiente una quota, ad esempio del 75%, cioè i tre quarti. Percentuale che Esselunga avrebbe raggiunto se il Comune avesse messo davanti l’interesse dei cittadini e non quello delle Coop. Infatti non hanno voluto espropriare i terreni alla Coop, come hanno fatto invece con i cittadini quando si trattava di far sorgere i loro ipermercati».  E’ qui, secondo Giovanardi, che la questione diventa “politica”: «Il fatto che il Comune non abbia dato il suo terreno dimostra che il nocciolo della questione è politico. Una vicenda che al Comune ha fatto perdere 4 milioni e mezzo di euro, tra oneri di urbanizzazione e costi di costruzione». Un legame, quello tra Coop e Comune, che nella ricostruzione di Giovanardi trova l’apice alla fine degli anni ’80, quando «un sindaco e quattro assessori erano stati assunti in maniera fittizia dalla Coop Rinascita e messi in aspettativa per avere il doppio dei contributi e dell’indennità. Cosa sarebbe successo se la stessa situazione si fosse verificata a Milano o a Como? Indagini su indagini».  «Come andrà a finire? Ognuno farà la propria parte e noi continueremo a farci sentire. E’ tempo che Modena entri nel 2010 e apra alla concorrenza per favorire i suoi cittadini», conclude Giovanardi. - Evaristo Sparvieri

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