MIRANDOLA. Intanto la Prefettura di Bergamo si chiama fuori e smentisce il presidente di Anas Ciucci. Il quale aveva detto: «Non spetta ad Anas sostituirsi alla Prefettura e alla Autorita di Vigilanza nelle rispettive loro esclusive competenze». «La Prefettura di Bergamo - recita una nota di ieri - dopo il rilascio della certificazione antimafia il 13 gennaio 2010, il 30 marzo si è limitata a segnalare una circostanza rilevante, appresa la sussistenza di un giudicato penale a carico del socio di controllo dell’impresa aggiudicataria. L’ufficio ha comunque chiaramente precisato che la comunicazione, a mero titolo di collaborazione, non aveva effetti interdettivi né sospensivi sul contratto (non potendosi qualificare come “informativa antimafia atipica”) rimanendo competente la stazione appaltante a valutare i riflessi della segnalazione. Questo orientamento è stato poi confermato a richiesta dell’Anas, con una successiva nota del 29 giugno, nella quale si ribadisce che le valutazioni in merito all’applicabilità dell’art. 38 del decreto 163/2006 alla questione specifica non rientrano nella competenza della Prefettura, ma in quella della Stazione appaltante (Ansa). La Prefettura, che pure ha rivolto una richiesta di parere all’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici, non si è sostituita all’Anas né però è tenuta al rilascio di ulteriori attestazioni o nulla osta non previsti dalla normativa antimafia. Pertanto Anas avrebbe potuto assumere le proprie autonome determinazioni in ordine alla sottoscrizione del noto contratto di appalto anche immediatamente dopo il rilascio della certificazione antimafia, il 13 gennaio».
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