NOVI. «Ahmad Khan Butt chiede spesso dei figli. E’ consapevole che siano rimasti orfani. Ha chiesto anche notizie di Nosheen. Vuole che i figli lo vadano a trovare. Gli ho spiegato che probabilmente non potrà vederli per lungo tempo». E’ quanto afferma Barbara Bandiera, l’avvocato difensore assegnato d’ufficio a Khan Butt, poco prima di un incontro in carcere con il suo assistito. Anche Umair, il figlio coinvolto nella vicenda processuale con pesanti accuse (concorso omicidio volontario e tentato omicidio), ha chiesto ai suoi legali Luca Brezigar e Chiara Bardelli di avere notizie della sorella da lui stesso gravemente ferita a sprangate mentre cercava di difendere la madre dall’aggressione mortale: «E’ sotto choc ed è molto scosso», racconta l’avvocato Brezigar del suo assisitito, un giovane di 19 anni. Secondo l’avvocato Bandiera, il padre Khan Butt sarebbe informato di quanto avviene all’esterno della sua cella al carcere di Sant’Anna, perché apprenderebbe le notizie sulla sua vicenda dai telegiornali e dalla tv. Poco o nulla, però, saprebbe dalle accuse che gli sono state mosse da vari membri della comunità pachistana di Novi, tra le quali anche quelle di Nasir, lo zio di Nosheen e cugino di Shanhaz Begum arrivato nei giorni scorsi dalla Norvegia. Zio che ieri ha corretto il tiro sul racconto del precedente che riguarderebbe Khan Butt, quando ancora era in Pakistan, nel villaggio di Sandhan Wala: in quell’occasione, che risalirebbe a circa 20 anni fa, Ahmad Khan Butt e suo fratello avrebbero picchiato un uomo, promesso sposo in un matrimonio combinato non gradito (e non una donna, come aveva precedentemente raccontato). Intanto domenica pomeriggio, nel corso delle indagini, sarebbe stato ascoltato dai carabinieri per alcune ore come testimone un altro cittadino pachistano di Novi informato sui fatti. Non si conosce il contenuto della sua testimonianza.
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