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venerdì 19 novembre 2010

Saranno ascoltati 263 testimoni

la Gazzetta di Modena — 18 novembre 2010   pagina 01   sezione: PRIMA PAGINA  

PALAGANO . L’orrore del passato è rivissuto a Verona nei racconti degli scampati alla strage di Monchio del 1944 per la quale è in corso il processo a dodici militari tedeschi che facevano parte della divisione Herman Goehring. Storie drammatiche di chi vide il rastrellamento e di chi perse tutta la sua famiglia nella furia omicida di quel giorno. Davanti al collegio presieduto dal giudice Vincenzo Santoro, sono sfilati i testimoni che hanno rievocato l’orrore di gente qualunque ammazzata senza pietà, compresi bambini e donne incinte.
A PAGINA 31

I sopravvissuti di Monchio: «Così scampammo alla strage»

  PALAGANO. I bombardamenti da Montefiorino, iniziati all’alba. Poi il via al rastrellamento. Nuova audizione, ieri, per i testimoni dell’eccidio di Monchio, Costrignano e Susano. Nel tribunale militare di Verona, sono stati in 22 a rievocare i fatti di quel 18 marzo 1944 per il processo nei confronti dei 12 imputati appartenenti alla divisione nazista “Goehring”: 140 le vittime cadute sotto il fuoco dei tedeschi. Davanti al collegio presieduto dal giudice Vincenzo Santoro, la prima a deporre è stata Adriana Gualmini. La sua famiglia è andata distrutta. A cadere per primo, il padre Aurelio. Poi i nonni, gli zii, i nipoti di 7, 5 e 4 anni. Non è stata risparmiata neanche la madre dei piccoli, in attesa del quarto figlio. «Ricordo che i tedeschi sono venuti a prendere mio padre alle 6 - racconta alla corte - Poi hanno detto a mia madre di vestirci per andare a Savoniero. Avevo 5 anni e vivevamo a Susano. Appena sulla strada, abbiamo visto mio padre morto. Mia madre ha preso un fazzoletto rosso e gli ha pulito la bocca. Un tedesco le ha dato un colpo col calcio del mitra. Noi ci siamo messi a piangere e allora l’hanno lasciata stare». Vorrebbe dimenticare quell’episodio, come il seguito: «Ci hanno messi contro il muro per ammazzarci. Poi è arrivato un ordine da Montefiorino di non uccidere, ma bruciare le case - continua - Anche la nostra, a Susano, l’abbiamo trovata in fiamme. Allora ci siamo diretti a Vallimperchio, dai nonni. Sulla porta, c’era mia zia, incinta di 8 mesi, colpita al ventre con il mitra. L’abbiamo trovata che abbracciava i bambini. Tutti morti». Dopo Gualmini, è Ferruccio Pigoni a testimoniare. Tra le vittime, il padre: «Avevo 13 anni. Mi ero alzato alle 6 per portare gli animali al pascolo. Mio padre vide una cannonata e ci fece andare in cantina». Con la seconda cannonata crolla il tetto e arrivano i tedeschi: «Hanno preso mio padre e lo hanno portato sulla camionabile, carico di munizioni. Ma aveva un problema alla gamba e non riusciva a camminare. Allora gli hanno dato un colpo con la baionetta. L’ho ritrovato lungo la strada che, prima di morire, aveva fatto dei solchi nel terreno con la mano e con la bocca per il dolore». Claudio Giberti aveva 7 anni: «Mio padre Attilio era venuto in licenza per la nascita del suo quarto figlio. Lo hanno ucciso a Monchio. Lui e mio fratello non sono mai più tornati». Ricorda il sangue sulle finestre di casa. «Gli spararono mentre fuggiva per le scale. Cadde da un piano. Sono trascorsi 70 anni - continua - Il processo doveva partire prima». Lodovico Mattioli è un sopravvissuto: «Sono stato preso dai tedeschi insieme ad altre persone. Ci hanno portato sulla strada principale. Ci hanno fermato e hanno piantato un mitragliatore. Io non pensavo di morire. Avevo 17 anni. Hanno cominciato a sparare. Sono riuscito a scappare nei boschi, fino in fondo al Dragone. Poi ho passato il fiume. Dopo il fiume non c’era più niente». Leo Compagni aveva 13 anni quando perse il padre. Durante i bombardamenti, la sua famiglia si spostò nella casa di un vicino: «Adelmo Barozzi, il nostro vicino, è andato dai tedeschi con la tessera fascista. Ci hanno riso in faccia. Un gruppo di tedeschi ha prelevato 4 uomini. Mio padre aveva fatto in tempo a slegare le bestie: i tedeschi le hanno bruciate vive». - Evaristo Sparvieri

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