«La prima cosa che viene in mente, pensando a quel peluche, è che rappresenti un legame con l’infanzia, un ricordo che andrebbe indagato». Non vuole entrare nel merito Paolo Crepet, psichiatra e scrittore, mentre commenta l’episodio della sedicenne che due giorni fa, dopo un litigio in famiglia, ha tentato di togliersi la vita gettandosi dalla finestra della propria abitazione, al terzo piano, abbracciata a un piccolo pupazzo. La ragazza sta bene e il commissariato ha ricondotto il fatto ad una temporanea crisi adolescenziale.
Professor Crepet, cosa può spingere una sedicenne ad un gesto così drammatico e estremo?
«Non si può entrare nei dettagli per eventi così delicati come la “voglia di farla finita”». Eppure negli ultimi mesi, a Modena e in provincia, si sono verificati diversi casi di adolescenti che hanno tentato di “farla finita”.
«La fragilità dei ragazzi è sotto gli occhi di tutti. Non c’è bisogno di gesti estremi per capirlo. E’ chiaro che da parte loro c’è una totale incapacità ad affrontare un brutto voto preso a scuola o un legame affettivo interrotto».
Quali sono, secondo lei, le ragioni di questa fragilità?
«Per certi versi, i ragazzi di oggi sono viziati e al primo ostacolo crollano. Sono cresciuti nella bambagia, perciò sono più teneri».
Lei ritiene che le famiglie abbiano responsabilità precise?
«E’ la situazione di benessere a non aiutare i ragazzi. Il benessere fa sì che durante la fase di crescita vengano tolti molti gradini, e senza gradini si cresce senza gambe forti».
Pensa che oggi gli adolescenti siano più fragili rispetto ai loro coetani delle generazioni precedenti? «Sicuramente. Sono molto più fragili e molto più disinteressati ad affrontare i fatti della vita. Tentano di evitare qualunque sforzo e mancano di coraggio».
Lei ritiene che alla base di questo disinteresse ci siano anche le nuove tecnologie, come internet o i social network, spesso indicate come causa di un isolamento dalla vita reale?
«Io sono contrario alla demonizzazione di internet, ma è indubbio che le nuove tecnologie debbano essere usate “cum grano salis”».
Quali, secondo lei, i rimedi da proporre?
«Penso che si debba partire dalla formazione dei genitori. Per questo abbiamo creato in tutta Italia le scuole per i genitori».
Anche a Modena?
«A Modena e a Sassuolo. Se il fenomeno deriva dal benessere è ovvio che le zone con maggior benessere sono più interessate di altre. Modena e l’Emilia sono tra queste». - Evaristo Sparvieri
Nessun commento:
Posta un commento