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domenica 18 luglio 2010

«Stati generali, c'entra Napoleone?»

 «“Effetto Modena”: effetto che?». Mentre politici, enti e associazioni battibeccano su partecipazioni non arrivate e inviti mancati, tra i cittadini il progetto degli “Stati Generali” non sembra avere grande risonanza. Un giro in piazza Grande, qualche domanda qua e là, e ci si accorge che i modenesi che conoscono l’iniziativa si contano sulla punta delle dita. Il rischio è che “Effetto Modena” sia un’occasione persa. La sensazione, tuttavia, è che, messi al corrente, i modenesi apprezzino la ventata d’aria nuova che può comportare per il futuro della città.
C’è chi tira in ballo Napoleone e chi la rivoluzione francese. Gli “Stati Generali”, per molti, sono reminiscenze scolastiche più o meno recenti (e più o meno indovinate), legate a grandi eventi del passato. Eppure già altri Comuni, come la Firenze della giunta Renzi (Pd), hanno organizzato iniziative simili, aprendo con successo le sale comunali alle proposte della cittadinanza. In cerca di risposte, incontriamo solo domande: «C’entra la storia? Ah no, forse abbiamo letto qualcosa sul giornalino del Comune», dicono Claudio e Romano, due tassisti di piazza Dante. Discorso simile per Massimiliano Ciancio, insegnante cosentino residente a Modena da 8 anni:«“Stati Generali”? Forse è stato adoperato un termine poco appropriato». Lungo viale Caduti in Guerra, avvicinandoci al centro, incontriamo Paola Arletti che passeggia con i suoi nipoti: «“Effetto Modena”? Non so di cosa si tratti, però sono appena tornata dalle vacanze». Giustificata. In largo Garibaldi, seduti al fresco, ci sono tre simpatici pensionati: Celestino Garagnani, Ivo Franceschini e Gino Brancolini. Tra una battuta e una risata, raccontano: «Noi abbiamo fatto Modena, ma adesso non ci danno più retta. Di “Effetto Modena” o “Stati Generali” non ne abbiamo mai sentito parlare». Poi, ascoltato il progetto, si mostrano incuriositi: «Basta che alla fine non decidano sempre loro». Anche tra i giovani sono in pochi a conoscere “Effetto Modena”. Al caffè Concerto, adornata di una corona d’alloro, Giulia Borellini festeggia insieme agli amici la laurea appena discussa. Tra gli attori di “Effetto Modena”, lei rientrerebbe nella categoria “la città che studia”:«Ho studiato qui a Modena ma non ho mai sentito parlare di “Stati Generali”». Stessa risposta Maria Grazia Stefani, del Bar Cagliari:«Non sono molto sicura. Riguarda quello che si organizza in città?». Nella scalinata del Municipio, culla dell’iniziativa, ci sono altre studentesse. Hanno un computer e sono collegate a internet col Wi-Fi comunale. Loro conosceranno “Effetto Modena”, si spera. Risposta negativa. «Forse è l’effetto che si prova vivendo a Modena? - dicono Anna Caputo e Rossella Allegretti - Scherzi a parte, perchè non ce lo spieghi?». Volentieri. Giorgia Pegoraro fa l’insegnante e la videomaker. Attraversa tutta la piazza col suo cane, Peppe Carvalho:«E’ la prima volta che sento parlare di “Effetto Modena”. E pensare che mio marito fa il giornalista». Poco male, anche un nostro collega non lo sa. Il sospetto è che sia un problema di comunicazione. Lo dimostra quanto afferma Maria Eva Reali, 23enne studentessa di giurisprudenza: «Forse potevano mettere cartelloni in giro per la città», suggerisce. «Noi parteciperemo - dice Umberto Maletti dell’Associazione volontari comitati anziani - Ma in che categoria rientriamo?». Alexandru Dumitrica, rumeno, non sa nulla, ma «spera che il progetto migliori la città». Fuori concorso Davide De Francesco: lavora al cantiere in Duomo ma è campano. Non fa testo neanche Marco Rebecchi, gestore della cassa del parcheggio all’ex mercato ortofrutticolo: «Su queste cose arrivo sempre in ritardo».  Dopo aver chiesto a più di 40 persone, finalmente incontriamo Marco Mantovano: «So tutto e mi piace». Era ora. Ma come fare per conoscere “Effetto Modena” e per parteciparci? Ovviamente i giornali, il sito del Comune e il numero dedicato (059.2032559). Oppure andare all’Urp del Comune. Lì sanno tutto.

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