Prima fra le città emiliano-romagnole e quinta a livello nazionale. Ma il primato è amaro. A Modena la cedolare secca del 23% sui redditi da affitti, soluzione a cui il governo sta pensando per sostituire il prelievo basato sul reddito del proprietario immobiliare, rischia di privare le casse del Comune di parecchie entrate, difficilmente recuperabili con i maggiori poteri di controllo antievasione conferiti ai municipi. E stanare evasori potrebbe non bastare per colmare un gap aperto dalla nuova aliquota affitti.
E’ l’esito di uno studio del Sole-24 ore, condotto su 83 Comuni, sull’impatto della cedolare secca al 23% sugli introiti da affitti, che ora vanno nelle casse dello Stato ma che dovrebbero passare ai Comuni per effetto dell’imposta immobiliare federalista. Nello studio vengono calcolati gettito, entità dell’evasione, effetto della cedolare secca e minor incasso per i Comuni ad evasione invariata. Sotto la Ghirlandina, si stima un gettito Irpef dei proprietari di case in affitto da 18 milioni e 219.051 euro, un’evasione stimata in 444.533 euro, un gettito di 24.095.784 euro con la cedolare al 23% e un minor incasso per 7,7 milioni. Se Modena recuperasse il 10% del “nero” otterrebbe 37.369 euro. Per pareggiare i conti dovrebbe stanare il 1.186,8% di evasione. Tra gli altri Comuni della Regione, ottava piazza per Reggio Emilia, nona per Piacenza e undicesima per Bologna.
Nessun commento:
Posta un commento