«Pregare in queste condizioni è la nostra forma di protesta. Veniamo qui cinque volte al giorno, con la pioggia e con il sole». Parole di Farchak Hicham, presidente di El Huda, l’associazione dei musulmani che da qualche mese si riunisce in preghiera all’aperto nel parcheggio di via Regina Pacis, dove si trovava la moschea temporanea. Dopo mesi di trattative, la giunta Caselli li ha abbandonati, negando persino il permesso per un telone per celebrare il Ramadan. E ora pregano sotto un sole cocente, amareggiati per il trattamento. Sono di nuovo sulla strada. Il Ramadan, il mese sacro, inizia giovedì prossimo: 30 giorni di digiuno purificatorio prima del tramonto, secondo quanto prescritto dal terzo dei cinque pilastri dell’Islam. Per i residenti della zona, i raduni dei musulmani dell’associazione El Huda non sembrano rappresentare un problema, ma in tanti sostengono che vederli pregare all’aperto non è bello: serve una sistemazione adeguata. Ieri all’una, dei circa 2mila associati, appena 200 pregavano sotto il sole cocente: qualche ombrellone per ripararsi e tanti tappeti srotolati sull’asfalto, rimossi una volta terminata la preghiera. «Molti sono in ferie - spiega Hicham - altri al lavoro».
Hicham, prima del Ramadan farete una nuova richiesta al Comune?
«Abbiamo già fatto richieste per occupazione di suolo pubblico e non sono state accettate. Ma il Comune non ci ha chiuso del tutto le porte. Siamo stati sempre collaborativi; adesso chiediamo che ci trovino una sistemazione».
Anche lontano da Sassuolo?
«Formigine, Maranello, Fiorano. A noi andrebbero bene. Ma se la giunta vuol farci andare via deve assumere il ruolo di interlocutore con gli altri Comuni. Noi però viviamo a Sassuolo e vorremmo Sassuolo».
Crede che con un atteggiamento meno collaborativo sareste in una situazione differente?
«Il problema è dentro la giunta. Noi andiamo avanti col dialogo, come abbiamo sempre fatto».
Come sta vivendo questa situazione la sua comunità?
«La nostra comunità è molto amareggiata e sta perdendo fiducia nei confronti dell’amministrazione e persino di noi rappresentanti dell’associazione. Noi vogliamo solo che sia rispettato un nostro diritto».
Pensa che questa situazione possa portare a forme di radicalismo religioso?
«Lo escludo. Siamo sempre stati pacifici e continueremo a esserlo. Faccio però un altro appello al sindaco e alla giunta perchè trovino una soluzione».
Ci sono stati problemi con i residenti della zona?
«Nessun problema. All’inzio c’era qualcuno un po’ diffidente. L’inverno scorso, però, quando c’è stata la neve, quelle stesse persone sono venuto persino a spalare l’area dove preghiamo». - Evaristo Sparvieri
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