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domenica 24 ottobre 2010

Mostra sfrattata Sgarbi: «Autogol della giunta Caselli»

 
 «Dispiace, perché si tratta di una giunta di centrodestra in territorio ostile, ma la Giunta di Sassuolo non poteva commettere errore più grave». Per il critico Vittorio Sgarbi, interpellato sulla vicenda della mostra “sfrattata” dalla paggeria, imporre lo stop è un rischio grave: «La censura crea vittime ed eroi. L’unico modo per censurare ciò con cui si è in disaccordo è l’indifferenza».  Dopo aver visionato le foto delle opere dell’artista Lino Borghi, Sgarbi racconta di altri e più celebri episodi: come le creazioni di Cattelan o una mostra di Forlì, nella quale c’era un uomo nell’atto della masturbazione. «Mi fu chiesto cosa ne pensassi e come fare per evitare lo scandalo - dice Sgarbi - La risposta? Lasciatelo finire. Non scoppiò nessun caso». Per Sgarbi, le opere di Borghi non rappresentano nessuna lesione alla religione: «Sono cose modeste, come certi altarini in carta stagnola». Di una cosa è certo: «Ogni artista chiede libertà di firma e ne è titolare. Quello di Sassuolo è un atteggiamento tipico del centrodestra, ma non bisogna dimenticare che a Pietrasanta una cosa simile la fece una giunta di centrosinistra con Veneziano, che espose un bambino con le fattezze di Hitler. Il patrocinio fu revocato». Intanto il sindaco Caselli rompe gli indugi: «Il mio è stato anche un giudizio estetico: a me quelle opere non piacciono e una parte di città poteva rimanerne urtata». Il sindaco respinge le accuse di oscurantismo ricevute su internet: «Non siamo l’unica città che non ha concesso il patrocinio a un evento. E’ una questione di opportunità. L’amministrazione deve tutelare tutta la cittadinanza. Potrei anche capire le ragioni dell’artista, ma chi fa arte vera non ha bisogno di croci, teschi o corna». Il capogruppo Pd, Susanna Bonettini, si dice allibita della decisione della giunta e annuncia un’interrogazione in Consiglio. Si esprime anche il parroco di San Giorgio, don Romano Baisi. Il prelato, dopo aver visionato in foto le opere, ha detto di trovarsi «sostanzialmente d’accordo con la scelta dell’amministrazione». «Anche se un artista è libero di fare ciò che vuole, alcune di queste immagini, come la bara e le corna, possono suscitare perplessità - afferma - La Chiesa è attenta alla cura del suo patrimonio iconografico. Nel caso ci sia un significato religioso, sarebbe opportuna una guida che lo spiegasse». Significato religioso che l’autore Lino Borghi ammette fino a un certo punto, dal momento che l’allestimento prevedeva un percorso basato sulla storia della bella e della bestia, con teschi a rappresentare «nemici sconfitti che si frappongo a un messaggio d’amore». «Il titolo, “Nel nome del padre”, ha fuorviato - aggiunge - Era solo riferito ad un insieme di opere realizzate insieme a mio figlio». Solidarietà all’artista bolognese è venuta dal collega sassolese Fabrizio Loschi, che denuncia «un impoverimento culturale della città, cominciato già dalla scorsa amministrazione». - Evaristo Sparvieri

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