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martedì 16 novembre 2010

Brava ma donna in un mondo fatto di uomini

 Una storia esemplare. Tristemente da manuale: ostacolata perché donna in un mondo di uomini. La protagonista potrebbe avere un nome qualunque, da non svelare, perché la lunga vicenda di discriminazione che la vede coinvolta non raggiunge ancora la parola “fine”. Trent’anni circa, laureata, con un elevato profilo professionale. E’ assunta da una multinazionale del settore meccanico che ha sede in provincia. Si occupa di questioni tecniche. E’ il suo lavoro, la sua specialità. E’ brava, ottiene riconoscimenti per la sua competenza. Lavora bene e più di altri. Ma c’è un ma. E’ una mosca bianca: unica donna in un campo di dominio maschile. I problemi iniziano a sorgere qualche anno dopo l’assunzione. Circa un anno fa, il dirigente che l’aveva assunta viene trasferito di sede. Cominciano da parte dei colleghi i primi rimbrotti, pesantemente ironici, con i quali viene invitata a rallentare i suoi ritmi di lavoro. La nuova dirigenza, intanto, comincia progressivamente a demansionarla. Le toglie incarichi che fino ad allora erano suoi. Se li era conquistati. Un ridimensionamento forzato che raggiunge l’apice quando l’azienda applica il contratto di solidarietà, che prevede un totale di ore lavorative ridotto, uguale per tutti i suoi colleghi: il suo, stranamente, viene ridotto di più degli altri. Scatta solo allora la richiesta di aiuto. Casi simili, si verificano di frequente. E non sempre si ha il coraggio di denunciarli. La paura di porre un problema paralizza e spesso si aspetta che sia il fisico a dire basta. Non mancano casi di persone cadute in depressione o che accusano altri malesseri. L’anonima mosca bianca, intanto, il coraggio lo ha trovato. L’azienda è in attesa di un’ispezione.

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