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giovedì 25 novembre 2010
Falsi permessi a badanti cinesi, quattro in manette
la Gazzetta di Modena — 24 novembre 2010 pagina 20 sezione: PROVINCIA
Di vero c’erano solo i nomi dei clandestini, tutti cinesi, che per 5mila euro venivano messi in regola. Tutto il resto era falso: finti i datori di lavoro che richiedevano colf e badanti, finti i documenti inviati in Prefettura, finte le dichiarazioni dei redditi e le buste paga. Un giro di pratiche che da Mantova passava a Carpi e che ha fatto girare almeno un milione di euro. Erano infatti circa 200 pratiche che stavano iniziando l’iter per la regolarizzazione. In meno di dieci mesi sono state quattro le “fabbriche dei clandestini” smantellate dalle forze dell’ordine mantovane; quattro clan che approfittando della sanatoria “colf e badanti” cercavano di mettere in regola centinaia di extracomunitari attraverso finte dichiarazioni di “emersione”. E questa volta le ramificazioni portano a Carpi e nella Bassa modenese. Ieri la Squadra Mobile di Mantova ha eseguito 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di un’organizzazione criminale responsabile di aver favorito la permanenza in Italia di cinesi - una dozzina quelli accertati - che stando ai finti documenti presentati avrebbero dovuto essere impiegati come badanti o colf. In carcere sono finiti due italiani e due cinesi: Pasquale Vitiello, 46 anni, originario di Torre Annunziata, residente a Carpi in via Paganini, a quanto risulta ragioniere commercialista; Maurizio Arena, 44 anni, di Novi di Modena, imbianchino; Wuyue Zheng, 35 anni, barista, domiciliato a Camponogara in provincia di Venezia; Changqing Zhu, 36 anni, residente a Novi, operaio in un laboratorio tessile. I quattro avevano messo in piedi un’organizzazione criminale (per questo c’è anche l’accusa di associazione a delinquere) specializzata nell’ottenimento del permesso di soggiorno grazie alla sanatoria nazionale per colf e bandati del settembre 2009. Agli italiani spettava la parte burocratica; ai cinesi, l’adescamento di connazionali. Le richieste da parte dei potenziali datori di lavoro erano tutte false e fasulla era anche la documentazione. In pratica, i finti datori di lavoro erano persone inventate, tutte fatte risiedere in provincia di Mantova. Così in Prefettura arrivavano richieste per regolarizzare colf e badanti al lavoro da mesi da parte di famiglie di Poggio Rusco, Mantova, Magnacavallo e altri Comuni del Mantovano. Ma nessuna di quelle persone esisteva realmente. Ogni clandestino pagava 5mila euro per essere messo in regola e l’incasso veniva distribuito tra i quattro personaggi, saltando in pratica uno dei passaggi chiave di altre inchieste. In sostanza, in questa operazione della Squadra Mobile di Mantova, illustrata ieri mattina dal dirigente Vittorio Rossi, non c’erano i datori di lavoro che in passato avevano “prestato” il proprio nominativo in cambio di denaro e poi si erano defilati. Infine, il ragionere carpigiano - ora in carcere a Modena - si presentava troppo spesso in Prefettura per sollecitare il rilascio dei permessi, ciò che ha destato sospetti. E proprio la sua attività ora sarà oggetto di accurate indagini supplementari.
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