Circa 30 milioni di giocatori in Italia, pari al 70-80% della popolazione adulta. Di questi, sono 700mila i giocatori problematici o patologici: 1800 nella sola provincia di Modena. Sono alcune stime relative alla dipendenza da giochi d’azzardo, una “febbre del gioco” che rischia di diventare sempre più grave. Cifre preoccupanti, soprattutto considerando che molti malati di gioco si affidano alle cure sanitarie solo come ultimo stadio, negando o non accorgendosi del problema di cui sono vittime. A fornirle, Claudio Ferretti, responsabile del Sert, che dal 2008 si occupa di questa “new addiction” nel Centro alcologico-antifumo dell’ ex-ospedale Estense.
Dottor Ferretti, qual è la differenza tra la dipendenza dalle droghe e quella dai giochi d’azzardo?
«Quella dalle droghe è una dipendenza da sostanze chimiche, per il gioco d’azzardo, invece, la dipendenza è da un comportamento. Le caratteristiche generali però sono simili, in particolare perché la persona impegna tempo e denaro per soddisfare la sua dipendenza, sottraendolo ad altre attività, al tempo libero, agli impegni familiari e sociali. Anche il gioco può diventare una droga».
Quali i sintomi che dovrebbero far suonare un campanello d’allarme?
«Il gioco non è più un divertimento, perde il suo carattere ludico e diventa una necessità compulsiva. Per i familiari, in genere il primo campanello d’allarme è la mancanza di denaro».
Come distinguere il confine che separa il gioco responsabile dalla patologia?
«Ogni giocatore può fare un personale esame di coscienza su questo punto. In generale, per tutte le dipendenze la prova del nove è verificare se si può farne a meno, quindi il giocatore può darsi l’obiettivo di rimanere un mese senza giocare: se non riesce allora è probabile che abbia un problema di gioco patologico». Ci sono giochi nei quali si rischia una maggiore dipendenza?
«Dalla analisi delle caratteristiche delle persone che si sono rivolte ai servizi dipendenze patologiche della nostra Ausl nel 2008-2009, su un totale di 70 presone rileviamo che al primo posto ci sono giochi da bar come video poker e simili, con circa il 50% dei soggetti. Seguono i giochi di scommessa quali lotto, superenalotto, bingo, lotterie, gratta e vinci e totocalcio nel 25% dei casi. Poi le corse di cavalli, nel 10 % e infine, in misura minore, giochi su internet, da casinò e altre scommesse, tipo quelle calcistiche. Dalle storie dei pazienti sembra che i giochi tipo video poker abbiano un forte potere di dipendenza, perché la vincita o la perdita si ottiene rapidamente e il momento che precede il risultato è quello che dà il “piacere del gioco”. Il denaro da giocare è poco e alla portata di tutti. Per alcuni le lucine colorate ed i suoni che le accompagnano hanno un effetto quasi ipnotico, di rimando ai giochi dell’infanzia».
Esiste un profilo psicologico del giocatore patologico-tipo?
«E’ difficile definire un profilo unico che racchiuda le diverse storie dei giocatori. In larga prevalenza si tratta di uomini che hanno una vita normale, con lavoro e famiglia, e che trovano nel gioco d’ azzardo un momento di relax, di distacco dalle preoccupazioni o di ricompensa dopo una giornata pesante».
In che modo intervenite?
«In ogni distretto dell’ Ausl è presente il Servizio Dipendenze Patologiche al quale possono rivolgersi i giocatori o le loro famiglie. In città, il punto di riferimento è il Centro alcologico-antifumo. Gli interventi di aiuto sono diversi: colloqui individuali e familiari di counselling, psicoterapie. Importante è la valutazione medica, perché spesso il gioco patologico si associa ad altre problematiche quali il tabagismo e l’abuso alcolico. Si cerca di indirizzare queste persone ai gruppi di autoaiuto per giocatori, presenti a Modena - gestito dalla Comunità Papa Giovanni di Reggio Emilia - e a Vignola - gestito dalla comunità Lag. Esiste inoltre l’associazione Narcotici Anonimi, che applica il metodo di alcolisti anonimi al gioco d’azzardo».
Il rischio di ricadute è alto?
«E’ presto per avere dati di lungo periodo sui risultati dei trattamenti. Il rischio di ricaduta è alto anche solo per la facilità di accesso al gioco d’azzardo, che complessivamente è in costante aumento negli ultimi anni. Penso ad esempio ad internet».
Linee guida per un gioco responsabile?
«Direi definire quanto si vuole e si può spendere e, soprattutto, concordare sempre questa cifra con qualcun altro di importante, come familiari. Credo che la prima difesa dal rischio di diventare giocatori problematici sia il parlarne con qualcuno».
Ci sono altri centri in Italia che si occupano di queste new addiction?
«Sono stati di recente attivati, a cura della federazione dei servizi che si occupa di dipendenze patologiche, una help line telefonica, al numero verde 800 921 121, ed un sito web, giocaresponsabile.it. Per quanto riguarda l’Ausl di Modena, collaboriamo con la comunità Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia e con il servizio “Rien ne va plus” della comunità Libera associazione genitori di Vignola, ai quali i giocatori o le famiglie possono rivolgersi anche direttamente». - Evaristo Sparvieri
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