«Non c’è nessun fondamento matematico». Pierluigi Contucci, docente all’Università di Bologna, è stato il relatore del seminario organizzato venerdì dalle facoltà di Scienza della comunicazione e di Economia dell’Unimore sul rapporto tra gioco d’azzardo e calcolo delle probabilità. Per Contucci, sono sufficienti nozioni elementari sulla probabilità, “a portata di qualunque liceale”, per accorgersi che “il banco vince sempre, la persona quasi mai”. Ed è sul “quasi”, ovvero su vincite legate ad una probabilità molto bassa, che si alimentano le speranze dei giocatori e le considerazioni del docente che, sul tema, ha compiuto studi approfonditi, estendendo le sue conoscenze matematiche ad analisi storiche e sociali: «Dal punto di vista della matematica, il gioco del lotto e le sue varianti non sono molto differenti dal lancio della moneta o del dado - spiega il docente - Una moneta lanciata su un tavolo ha una probabilità al 50% di mostrare la testa o la croce, così come il dado ne ha un sesto di mostrare una delle facce. Con qualche nozione elementare si può valutare che la probabilità di centrare la sestina al superenalotto è circa una su 623 milioni e che in qualunque lotteria, il concetto di numeri ritardatari è frutto di un’errata comprensione della legge dei grandi numeri: i lanci successivi non dipendono mai dai precedenti». Considerazioni che sono partite dall’osservazione di casi vicini, «alcuni familiari che giocano con una certa regolarità», fino a trovare un fondamento storico e sociale nel fatto che in passato le lotterie sono state sempre considerate fuorilegge: «Erano accettate una tantum, ad esempio dagli imperatori cinesi, per avere liquidità. Gli Stati che pensano di poter guadagnare dal gioco, in realtà non si accorgono che a lungo termine ci rimettono». Il riferimento è anche alle eventuali spese sanitarie che i Governi impiegano nel caso in cui la “febbre del gioco” si trasformi in dipendenza. Secondo i dati emersi durante il seminario, nel 2009 gli italiani - popolo con una lunga tradizione alle spalle in fatto di lotto e lotterie - hanno speso più di 50 miliardi di euro in giochi a premi: «Una cifra ciclopica anche per una manovra finanziaria», commenta Contucci. La speranza riposta dal docente è che la cultura scientifica possa aiutare ad eliminare comportamenti erronei “ma non colpevoli”, dal momento che il giocatore patologico è una “vittima”. Un modello politico indicato è quello adottato dallo stato americano della Georgia, dove dal 2006 il 50% del jackpot del Winforlife è distribuito tra i diversi vincitori, l’altro 50%, invece, è utilizzato per finanziare corsi di aggiornamento universitario sulla probabilità per maestri e insegnanti, in modo da educare allievi e studenti: «In Georgia, si è pensato di eliminare il problema dalla radice, tramite l’istruzione. In Italia, è necessario che la politica intervenga, come è stato fatto con la campagna antifumo». (e.spa.)
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