PAVULLO. Partirà nel 2011 il processo di beatificazione di don Luigi Lenzini, sacerdote della parrocchia delle Crocette negli anni della seconda guerra mondiale, martirizzato il 21 luglio 1945. Lo riferisce Angela Grilli, rappresentante del comitato che ha inoltrato richiesta di beatificazione. Sul luogo del martirio, a circa un chilometro da quella che fu la sua chiesa, è stato edificato un cippo commemorativo diventato meta di pellegrinaggio. «Il comitato, presso la parrocchia di Pavullo, è nato nel maggio del 2008 - spiega Angela Grilli - siamo più di 500 persone». Don Lenzini è stata una figura fondamentale negli anni della guerra, aiutando tutta la popolazione dal ‘40 al ‘45. Il processo per avviare la causa di beatificazione aveva subìto una battuta d’arresto in seguito alla malattia che tempo fa aveva colpito l’ex arcivescovo di Modena, Benito Cocchi. Adesso l’iter si è sbloccato soprattutto grazie a monsignor Antonio Lanfranchi che, in occasione del 65º anniversario della scomparsa del parroco, ha riferito l’intenzione di avviare la pratica entro il 2011. I membri del comitato hanno da tempo cominciato un lavoro archivistico tra le carte del sacerdote, ricostruendo episodi legati al secondo conflitto bellico. «Don Lenzini era un vero pastore che si opponeva in tutti i modi alla guerra - racconta Angela Grilli - Nascondeva renitenti alla leva e partigiani in una stanza tra la chiesa e il campanile, fornendo loro il cibo per sopravvivere». «Sappiamo che era tenuto d’occhio - continua Grilli - ma nonostante conducesse battaglie contro le ideologie, non ha mai nominato la parola comunismo. Tempo fa però abbiamo trovato nell’archivio parrocchiale una circolare inviata a un pavullese in cui si chiamavano a raccolta persone per una lotta contro i preti». Don Lenzini fu rapito da persone armate, poi riconosciute in alcuni partigiani allo sbando, la notte tra il 20 e il 21 luglio. Fu seviziato e sottoposto a torture. Venne trascinato per un chilometro lontano dalla sua chiesa, poi gli furono cavati gli occhi e sul suo corpo furono commesse atrocità. Probabilmente gli fecero anche scavare la fossa nella quale venne sepolto. «Sono caratteristiche riconducibili a un martirio cristiano». I responsabili della tortura furono processati nel ‘49, in un clima che Angela Grilli definisce «intimidatorio». «Si racconta che una contadina, mentre i rapitori trascinavano il suo corpo, abbia sentito don Lenzini dire: “Siete miei parrocchiani e mi fate questo?”. Una circostanza che aumenta il dolore per il fatto». Sulla figura di don Lenzini si narrano anche guarigioni miracolose, tra cui una che ha come protagonista un bambino. Angela Grilli afferma di esserne a conoscenza ma mostra cautela: «Bisogna essere cauti con queste cose. Per la beatificazione, comunque, non è necessario aver fatto miracoli». - Evaristo Sparvieri
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