SERRAMAZZONI. «Cacciatori che sparano a pochi metri dal nostro museo, mettendo in pericolo i visitatori». A lanciare l’allarme sono Roberto e Riccardo Viti, titolari del museo giardino della rosa antica, nel quale sono visibili e disponibili ai visitatori per percorsi tematici circa 3.500 rose di 800 varietà, tra cui alcune pregiatissime.
«Il nostro terreno si estende per 43 ettari - spiega Riccardo Viti, il figlio del titolare del museo - Di questi, tre ettari sono stati recintati per i percorsi tra le rose del museo, i restanti quaranta, sui quali stiamo progettando di estenderci gradualmente e su cui sono nate spontaneamente delle piante che vorremmo curare, sono invece in preda ai cacciatori, che mettono in seria difficoltà la nostra attività e rappresentano un pericolo per i nostri visitatori poichè può capitare che esplodano colpi anche solo a pochi metri di distanza dal nostro terreno. Senza contare che i loro cani scavalcano anche le nostre recinzioni». Il museo, nel quale è possibile trovare varietà come la rosa Californica - che nasce spontaneamente solo in Messico e in America - e la Sericea Pteracantha - rosa himalayana, l’unica con quattro petali - conta circa cinquemila visitatori l’anno da tutto il mondo. «Ci troviamo di fronte ad una conflittualità legislativa - spiega Riccardo Viti - perché la legge prevede che il cacciatore possa cacciare anche in un terreno privato. La soluzione sarebbe recintare tutto, con spese insostenibili, oppure chiedere alla Provincia di trasformare il nostro terreno in un fondo chiuso». La richiesta, che per legge dovrebbe essere presentata entro trenta giorni dalla pubblicazione del calendario venatorio (iniziato a settembre e pubblicato ogni due anni), era stata inoltrata tramite la Cia ma, per una serie di disguidi, sembrerebbe che non sia mai partita: «Ribadiamo che i cacciatori rappresentano per noi un fastidio e un pericolo - continuano dal museo - auspichiamo che si trovi presto una soluzione per la nostra attività che rappresenta un’importante attrazione per i turisti. Non vorremmo dover subire disagi e danni irreperabili». - Evaristo Sparvieri

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