Investire in strutture alberghiere e sportive come primo passo di un ripensamento dell’offerta turistica. E’ la ricetta proposta da Paolo Guerri, responsabile dello Iat e direttore del consorzio Valli del Cimone, mentre commenta i primi dati relativi all’andamento della stagione estiva dell’Appennino. «Una stagione con luci e ombre - afferma Guerri - il clima del mese di agosto non ci ha aiutato. Ma l’offerta turistica deve essere rimodulata».
Paolo Guerri, come è andata la stagione turistica nell’Appennino?
«I dati ufficiali sono pochi, ma la stagione secondo me è andata discretamente».
Eppure alcuni albergatori e operatori del settore sostengono che c’è stato un calo di presenze.
«Dipende dal tipo di vacanza che si analizza. Oggi sono in pochi a fare ferie lunghe. Solo gli anziani. Oggi si fanno vacanze motivazionali».
Ovvero?
«Non si va più in Appennino solo per l’aria buona. Le persone vanno in vacanza per coltivare i propri interessi e avere opportunità di svago. Questo turismo ha registrato dati molto positivi».
Qualche numero?
«Il turismo sportivo vede un incremento. L’anno scorso tra eventi, stage e ritiri, nelle strutture sportive delle valli del Cimone avevamo avuto 6.472 presenze. Quest’anno abbiamo superato le settemila, con un +13%».
Chi sono questi turisti sportivi?
«Ci sono squadre professionistiche, come il Bologna Calcio e il Rovigo Rugby. Ma per lo più sono ragazzi che amano praticare sport. A Sestola, delle 28mila presenze registrate nelle strutture alberghiere la maggior parte aveva dai 6 ai 25 anni».
Come mai scelgono l’Appennino modenese?
«Perché offre strutture per tutte le esigenze. Abbiamo 25 campi di calcio, 50 di calcetto, 60 da tennis, 3 palasport, 30 palestre, 15 piscine, 1 pista olimpica per il ghiaccio, 3 campi di tiro con l’arco, 1 di tiro al volo olimpico, 1 fondo sintetico, 12 campi di orientering, più altre strutture per sport minori, come beach volley e bocce. Solo a Sestola, alla fine di agosto, ci sono stati 250 ragazzi per uno stage di scherma, poi c’è il progetto Mtb».
Di cosa si tratta?
«E’ un progetto europeo per percorsi di mountain bike. Il progetto sarà finito entro il 2011. Puntiamo a diventare uno dei maggiori centri d’Italia. Già con il FreeRider siamo all’avanguardia».
Resta il fatto che il turismo tradizionale è in calo.
«Per ora si tratta di una percezione più che di una certezza confermata dai numeri. Per risollevare il turismo bisogna investire in strutture ricettive, come in Trentino, e operare una manutenzione continua delle strutture sportive. I turisti sono diventati esigenti e bisogna essere all’altezza. Occorre l’impegno di tutti, a partire da finanziamenti regionali e provinciali. Magari attuando un piano strategico».

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