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giovedì 14 ottobre 2010

«Serve una condanna esemplare». Il responsabile dei Giovani Musulmani d'Italia: «L'islam non c'entra»



NOVI. «Chiediamo una punizione esemplare e senza attenuanti». Zakaria Abouabid, 23enne laureando in giurisprudenza all'Unimore, è uno dei responsabili provinciali dei Giovani musulmani d'Italia. L'associazione conta circa 10mila iscritti nel territorio nazionale, di cui 200 nella sezione di Sassuolo e un centinaio a Modena.
Abouabid, cosa pensa un giovane musulmano di fronte a una tragedia come quella di Novi? 
 «E' evidente che la ragazza era perfettamente integrata e invece il padre non lo era. Il giovane che nasce in Italia ha dei valori diversi dalla generazione precedente degli immigrati».  
Lei sente di appartenere a una seconda generazione di immigrati?
«Sono arrivato in Italia quando avevo due mesi. Mi sento italiano e abbraccio i valori della Costituzione. Non credo che esistano seconde generazioni».  
Eppure l'episodio di Novi denota segnali di una difficile integrazione culturale.
«Gli scontri nelle famiglie non sono frequenti ma ci sono un po' ovunque. La religione islamica non c'entra. Secondo il profeta Maometto l'elemento cruciale del matrimonio è l'assenso della sposa alle nozze».  
Quindi perché la pratica dei matrimoni combinati?
«Sono fenomeni che riguardano zone culturali tribali. Non sono legati all'Islam. Penso ad esempio all'Uganda cristiana».  
Come intervenite?
«Sono diverse le iniziative. Se ci sono conflitti interveniamo come mediatori. Innanzitutto con una rieducazione dei genitori che ancora applicano pratiche arcaiche, ma anche con percorsi per quei giovani che queste pratiche le subiscono».

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