SAN CESARIO. Ici sulle cave: arriva il no dei cavatori. Dopo l’approvazione all’unanimità in Consiglio comunale di una mozione nella quale l’amministrazione si è impegnata a trovare il modo per tassare con l’imposta comunale immobili i terreni destinati alle attività estrattive, continua il botta e risposta tra i comitati no cave e le associazioni di categoria. A cominciare dalla Confapi Pmi, che considera le recenti mozioni approvate «un duro colpo all’iniziativa imprenditoriale», con il conseguente rischio di un allontanamento di imprese dal territorio provinciale. «La richiesta di un ulteriore contributo penalizzerebbe le imprese che hanno investito nel territorio - affermano i responsabili di Confapi Pmi - la tassazione delle cave configurerebbe nuovi scenari che potrebbero costringere queste realtà economiche ad abbandonare quei stessi luoghi che hanno contribuito negli anni a far crescere». Per l’associazione, «nella nostra provincia sono previsti oneri di concessione tra i più alti a livello nazionale e, a questi oneri, si aggiunge il contributo che le imprese corrispondono alle amministrazioni locali attraverso opere compensative di varia natura, come strade e scuole, che rappresentano un’importante voce di costo per le imprese a beneficio della collettività». «Chiediamo che le istituzioni mantengano una posizione ferma e di rigore su questa vicenda - concludono dall’associazione - affinché non si debba assistere, in un futuro non troppo lontano, ad un lento e doloroso abbandono da parte di quelle aziende che hanno creduto e scommesso fino all’ultimo nella nostra provincia senza però essere ricambiate». E mentre anche il Comune di Castelfranco nei giorni scorsi ha ribadito l’intenzione di avviare prossime iniziative in merito, tra cui l’invio di una comunicazione ai proprietari delle cave in cui si chiede di accatastare i terreni come terreni produttivi, sulla tassazione della cave arriva anche lo stop da parte dell’Ance. Tramite il presidente Stefano Betti, l’Ance ha sostenuto l’impossibilità tecnica di applicare l’Ici ai terreni soggetti ad attività estrattive: «La proposta non ha alcun riscontro nelle disposizioni normative in vigore - spiega Betti - lo dicono le leggi dello Stato. Infatti non sono iscrivibili al catasto urbano, e quindi non sono oggetto di relativa rendita catastale, le aree che non risultano parti integranti di un’unità immobiliare: è il caso di un terreno adibito a cava». Intanto la battaglia portata avanti dai comitati continua, con il comitato “San Cesario soccorso al territorio”, che replica punto su punto a quanto affermato dalla Confapi Pmi, invitando i suoi responsabili a «fare un giro nella realtà di San Cesario». «Le opere compensative realizzate in 40 anni di escavazioni sono una rotonda realizzata per uso e consumo dei cavatori per agevolare il loro transito da cava a frantoio, i campi sportivi comunali, dove a pochi metri si scaveranno 215mila mc di ghiaia, un bacino irriguo che forse i nostri figli vedranno in funzione - affermano dal comitato - riteniamo che queste realtà imprenditoriali non abbiano contribuito a fare crescere assolutamente nulla, se non a far danni irreversibili per il territorio: le aree ex cave sono nel più totale stato di abbandono, segno tangibile di come il nostro territorio, risorsa non rinnovabile, sia stato venduto senza alcun ritegno e senza alcun beneficio da parte dei cittadini». Quanto agli oneri di concessione, dal comitato sostengono che si tratti dei più bassi d’Europa: «La tassa Ici sia dovuta per legge e non per il volere dei comitati - concludono - abbiamo solamente appoggiato e sostenuto la mozione di richiesta di applicazione della legge che deve essere applicata anche a questi imprenditori. Se un giorno decidessero di trasferire le loro attività altrove, i cittadini troverebbero solamente giovamento». - Evaristo Sparvieri
Nessun commento:
Posta un commento