«Sappia la signora Rumolo che la drammatica vicenda non ci è scivolata addosso nell’indifferenza: il compito dell’Arci e dei suoi circoli è di creare spazi per un’aggregazione sana e positiva e la morte di Enrico ci sprona a rinnovare l’impegno per fare di più e meglio». E’ il contenuto di una lettera aperta indirizzata a Rita Di Dato, madre di Enrico Rumolo, il giovane deceduto per overdose il mese scorso durante una serata tecno in un circolo Arci bolognese. A inviarla, Greta Barbolini, presidente del comitato provinciale Arci, che si affida alla Gazzetta per esprimere la solidarietà dell’associazione alla madre del ragazzo. Di Dato l’altro giorno ha annunciato di voler andare a fondo nella ricerca delle verità sulla morte del figlio, non escludendo l’ipotesi di una responsabilità del locale. «Siamo al fianco della madre di Rumolo e sicuramente chi ha responsabilità deve pagare. Per questo è importante il contributo degli amici di Enrico per fare sì che tutta la verità venga a galla. La sua voce è importante per pungolare i giovani e coloro che hanno responsabilità nei confronti dei giovani ad operare con un rinnovato impegno contro le droghe - scrive Greta Barbolini - L’amara verità è che la droga oggi è ovunque, purtroppo anche nei cortili antistanti le scuole; la droga è diventata un qualcosa con cui convivere nel tempo libero per costruire momenti di sballo in modo compatibile con il lavoro, lo studio, la famiglia. La nuova droga riguarda giovani e adulti e non è un problema circoscritto ad una sola generazione. Contro la cultura dello sballo serve formare una nuova coscienza, investire sulla condivisione di valori come responsabilità, rispetto di sé, cultura della vita». «Serve un rinnovato impegno e la collaborazione di tutte le istituzioni educative, private e pubbliche», conclude Barbolini. (e.spa.)
Nessun commento:
Posta un commento