«Il senso profondo di questo viaggio? É un'esperienza che si rivolge a testa e cuore dei ragazzi, per comprendere che Auschwitz non è un luogo espunto dalla nostra storia, ma un nodo drammatico sul quale continuare a riflettere». Lorenzo Bertucelli, presidente della Fondazione ex Campo di Fossoli, ha visitato Auschwitz numerose volte: da solo, in qualità di storico, e al fianco delle centinaia di ragazzi che da sette anni affrontano questo viaggio nel luogo simbolo dell'Olocausto. «Non possiamo accontentarci dell'impatto emotivo: dall'emozione deve nascere una riflessione profonda sul perchè di una simile tragedia».
Bertucelli, qual è oggi il valore della memoria?
«É difficile dare una risposta senza sfuggire alla retorica. La domanda che bisogna porsi è "perchè ancora oggi ha senso tornare su quei luoghi". La risposta è che la conoscenza è la condizione preliminare per contribuire a cambiare la società contemporanea, un modo per evitare il ripetersi degli itinerari che hanno portato alla creazione di luoghi drammatici come Auschwitz: insieme alla ragione, la conoscenza può spezzare paure che si manifestano ciclicamente tra gli uomini».
La paura del diverso, che alimenta ancora atteggiamenti xenofobi.
«Bisogna attraversare le paure per superarle. Il razzismo, l'antisemitismo, sono stati teorizzati in momenti di grandi trasformazioni per le società occidentali. E le grandi trasformazioni portano a forme di chiusura difensiva. Auschwitz appartiene a un percorso che parte da lontano, e deve diventare una tappa per costruire idee sulla società che vogliamo realizzare».
In che modo?
«Occorre alimentare nei ragazzi un processo che sappia relazionare le identità proprie e le identità altrui in un pluralismo di valori che trova senso nella consapevolezza di appartenere tutti al genere umano. Una responsabilità alla quale siamo chiamati a rispondere tutti, dalla politica a coloro che appartengono alla sfera pubblica: bisogna costruire idee per il futuro».
Per questo un treno di studenti.
«Il viaggio è il momento culminante di un percorso formativo che inizia nelle scuole nei mesi precedenti, a contatto con i professori, e che prosegue al ritorno, quando i ragazzi sono chiamati a restituire il frutto di questa esperienza».
Un'esperienza come poche.
«Auschwitz è un luogo che trasmette valori universali, sui quali affrontare anche i problemi della contemporaneità. É necessario diffondere la consapevolezza che esiste una sola umanità, senza distinzioni di razze. É una strada lunga, come lunga è la strada per ripercorrere ciò che è stato».
Una strada che corre sulle vie delle terribili deportazioni.
«La scelta del treno è quella di produrre un'esperienza collettiva, che è il vero valore aggiunto dell'esperienza. Nel viaggio ci sono molti momenti simbolici, ma trovano il vero significato principalmente come momento di condivisione: gli sguardi di quei ragazzi, che passano dall'allegria del viaggio in comitiva alla commozione per la vista degli oggetti quotidiani appartenuti ai loro coetani deportati, rappresentano un momento di soddisfazione e di forte partecipazione emotiva. La condivisione è ciò che permette di gettare le basi per una disponibilità alla comprensione».
Evaristo Sparvieri
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