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lunedì 31 gennaio 2011

I 600 studenti modenesi a Cracovia dopo 20 ore tra musica ed emozioni


 CRACOVIA (Polonia). Stanchi, assonnati, ma entusiasti. Gli oltre seicento studenti di “Un treno per Auschwitz” arrivano alla stazione Plaszòw di Cracovia alle 14.30, in anticipo rispetto alla tabella di marcia. Dopo un viaggio di circa 20 ore, si mette piede sul suolo polacco. E già nell’area in cui sorge la stessa stazione Plaszòw, in un quartiere periferico della città, si scopre che in passato c’era stato un campo di concentramento nazista: i ragazzi, stivali ai piedi, iniziano a percorrere i tragici percorsi della storia ebraica del ventesimo secolo.
Appena scesi, si dirigono verso gli autobus che li condurranno agli alberghi. D’altronde, dopo una notte insonne per molti di loro, una doccia e un po’ di riposo sono ciò che occorre per ricominciare daccapo, quando il “Treno per Auschwitz” farà tappa proprio al lager simbolo dell’Olocausto.
 Risiko, scopa, scala quaranta. La notte sul treno tra i ragazzi è infatti trascorsa così. I più tecnologici, palmari o netbook alla mano, hanno guardato un film. Ma sono stati tanti i ragazzi che hanno preferito fare le ore piccole nel vagone bar, in compagnia degli amici e di un mazzo di carte. Come Daniela Vaccari, dell’Itcs Barozzi, che gioca con Giulia Furgieri e Serena Grassigli: «Un’esperienza bellissima - dice - spero di poter tornare con un vagone di emozioni da raccontare». Nei sedili di fronte, un paio di ragazzi del Calvi: «Tutto bene - sorride furbescamente uno di loro - stiamo socializzando». Qualche posto più in là è seduta la professoressa Ersilia Di Giacomo, insegnante al Cavazzi di Pavullo. Perchè un aspetto del “Treno per Auschwitz” è che tra docenti e studenti si rompe qualsiasi barriera: «Ho il terrore di emozionarmi», racconta la professoressa pensando a quanto vedrà in terra polacca. E mentre Lisa Ferretti inizia una partita a Risiko con gli amici, il centro del vagone-bar viene occupato da Carlo Lucarelli, che intervista Alessandro Leo, presidente di Libera, l’associazione cooperativa che si occupa di recuperare i beni confiscati alla mafia. Storie di violenze, di soprusi e di dignità che interessano i giovanissimi, che pongono domande su temi come legalità e coraggio. Interrogativi che si spingono fino a mezzanotte circa. Ma non per tutti la notte finisce qui. Un continuo viavai lungo i corridoi, in cerca degli amici. Come quello di Assunta Tafuro, che gira tutto il treno, fotografando chiunque gli passi sotto il naso. La stessa passione che il giorno dopo dimostreranno altri ragazzi, tra cui Alice Terzelli del Guarini, intenzionati a imprimere sull’obiettivo delle loro reflex ogni singolo momento. E mentre la notte si fa fonda, lentamente i viaggiatori decidono di andare a letto. Qualche irriducibile resta in piedi fino all’alba, in attesa di un caffè che non arriverà a causa bar chiuso. Ed è proprio l’alba, con il primo sole in terra ceca, che sveglia il treno. Eugenia Ferri, dell’Itis Fermi, si chiede la reazione che potrà avere davanti a luoghi così carichi di valore. Le risponde il suo compagno, Davide Damiano: «Pensare che stiamo facendo lo stesso percorso, in treno, con tutte le comodità che loro non avevano. Non dovremo lamentarci, siamo fortunati». Si apre un piccolo dibattito, come tanti nel corso di questo lungo viaggio.
 Francesca Ciriesi del classico San Carlo, ha passato una notte insonne e freme per arrivare: «N on sempre ho la giusta carica per affrontare tutto questo». Qualcuno comincia a tirare fuori una chitarra, mentre lo storico Carlo Saletti inizia la sua conferenza e Cisco, con la sua band, comincia le prove per il concerto di mezzogiorno. E tra una lezione e una canzone, il treno arriva a Cracovia.
- Evaristo Sparvieri

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