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mercoledì 12 gennaio 2011

Imprese cinesi, rischio invasione Torreggiani: «Ma Carpi non è Prato»

 Sono 1099 le persone di nazionalità cinese che ricoprono cariche nelle imprese della provincia (1025 le attive). Di queste, 605 operano nelle attività manifatturiere (460 nel settore delle confezioni di abbigliamento), rendendo Carpi uno dei territori a maggior rischio densità.
 Nelle attività manifatturiere, dal 2000 al 2009 sono state registrate in provincia 477 cariche aziendali di cinesi. Fino a settembre 2010, si sono raggiunte le 112 registrazioni.
 In totale, i ruoli coperti da cinesi a Carpi sono 150, circa l’1% delle 14mila totali presenti nel territorio.
 Maurizio Torreggiani, presidente della Camera di Commercio modenese, fa il punto della situazione basandosi sugli ultimi dati disponibili per l’imprenditoria asiatica in provincia e in città.
 Torreggiani, i numeri registrano un incremento sulla presenza di cinese che, in proiezione, testimonia un forte aumento percentuale rispetto al decennio precedente. Si può parlare di Carpi come di una nuova Prato?
 «L’aumento delle cariche d’impresa detenute da cinesi negli ultimi due decenni è generalizzato in tutta Italia e anche la provincia di Modena e Carpi risentono di questo fenomeno. Tuttavia non si può paragonare la presenza di cinesi a Carpi con quella del distretto di Prato, in quanto in quest’ultimo i numeri sono molto maggiori. Dai dati elaborati dal Centro Studi della Camera di Commercio emerge che sia Carpi sia la provincia di Modena sono leggermente al di sopra della media nazionale per la presenza di cinesi nelle attività imprenditoriali, ma non sono al livello di Prato».
 Ovvero?
 «Se si guardano i settori dove le imprese cinesi sono maggiormente concentrate, si scopre che nel Comune di Prato ci sono ben 3.209 cariche nel tessile abbigliamento, 763 nel commercio all’ingrosso e al dettaglio e 215 nella ristorazione. Numeri ben superiori ai valori di Carpi dove, nei medesimi settori: 68 nel tessile abbigliamento, 34 nel commercio all’ingrosso e al dettaglio e 32 nelle attività di ristorazione».
 Oltre alla nota vicenda dei bar e dei ristoranti trasformati in sushi-bar, tra i piccoli esercenti i cinesi si stanno diffondendo ora nel ramo dei saloni di bellezza e dei parrucchieri, offrendo prezzi non concorrenziali tanto sono bassi rispetto a quelli italiani.
 «Le cariche di cinesi nei servizi alla persona (parrucchieri ed estetisti in primis) sono pochissime sia a Carpi (5) che a Modena (17). Addirittura sono poche anche a Prato (38), in proporzione alla presenza. Le ragioni di prezzi spesso molto - a volte troppo - concorrenziali sono facilmente intuibili e principalmente riferibili al basso costo della manodopera; in alcuni casi, peraltro, i valori sono così ridotti che è forte il sospetto ed in effetti è stato riscontrato a seguito di accertamenti condotti che le realtà imprenditoriali siano ai margini della legalità sotto il profilo della tutela del lavoro e dei lavoratori».
 Un rischio connesso alla presenza dei cinesi è quello di affidare loro interi segmenti produttivi. Come si fa ad evitarlo?
 «Se un’impresa cinese porta a termine l’intero ciclo produttivo, ottiene maggior potere di mercato rispetto ad un’impresa che effettua solamente una fase della lavorazione. Si tratta in ogni caso di decisioni che spettano al committente che potrebbe essere indotto dalla possibile riduzione dei costi correlata alla non segmentazione delle diverse fasi. Non credo che esistano ricette al riguardo. Né ritengo sia il caso di doversi preoccupare di definire strategie per arginare il fenomeno, laddove l’impresa operi nel rispetto delle leggi».
- Evaristo Sparvieri

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