BIRKENAU (Polonia). Una fiaccolata per non dimenticare. Sotto il pallido sole di Birkenau, nell’atmosfera di nebbia e rovine del campo di sterminio conosciuto anche come Auschiwitz II, gli oltre 600 studenti di “Un treno per Auschwitz” hanno reso ieri omaggio alle vittime della Shoah: una cerimonia di commemorazione, conclusasi con una fiaccolata lungo binari che per centinaia di migliaia di deportati, provenienti da 30 diverse nazionalità, rappresentarono itinerari verso la morte. Sul monumento dedicato alle vittime dell’Olocausto, proprio in fondo al lager, ieri pomeriggio ragazzi dei diversi istituti modenesi si sono succeduti nella lettura di brani di Elie Wiesel, Primo Levi e altri autori che hanno visto da vicino il terrore nazista e che sono sopravvissuti per raccontarlo. Striscioni, commozione: il suono della tromba di Simone Copellini (musicista della band di Cisco), in apertura e in chiusura degli interventi, ha intonato il “Silenzio” e “Oyfn pripetshik”, una ninna nanna cantata dalle mamme ebraiche ai loro figli nei momenti dell’abbandono lungo quegli stessi binari sui quali i giovani ieri hanno sfilato in ricordo delle vittime.
Alcuni ragazzi hanno letto pensieri e riflessioni emerse nei dibattiti realizzati a scuola nel corso dell’anno. Ma metabolizzare questi luoghi di morte non è facile per tutti. «É tutto così impressionante che non riesco a realizzare come sia possibile», racconta Giulia Allegretti dell’Itis Vinci. «É un’esperienza che ci sta facendo vivere ciò che abbiamo sempre e solo studiato in classe», aggiunge Gabriele Grana del Guarini.A Birkenau, nella mattinata, i ragazzi hanno visitato le baracche che furono i dormitori dei deportati: assi di legno a più piani in cui dormivano centinaia di persone in uno spazio destinato a qualche decina. La baracca sanitaria mette in luce con crudezza la totale assenza di condizioni igieniche, e le guide non tralasciano nessun particolare raccapricciante nel raccontare quell’orrore.
«C’è filo spinato dappertutto, a testimoniare che migliaia di persone sono state trattate come bestie», commenta Silvia Insogna del Barozzi. Perchè a Birkenau ciò che colpisce i ragazzi, dopo la visita al campo di Auschwitz, è soprattutto l’assenza di qualsiasi approccio museale: a Birkenau poche foto, pochi oggetti. Restano uno spazio immenso, le rovine dei forni crematori, che mute ricordano la drammaticità del luogo. Appena usciti dalla visita mattutina, e prima della fiaccolata, alcuni ragazzi del Cavazzi-Sorbelli si soffermano a parlare con i loro professori. «In questi giorni ho pianto», ammette Alessia Seghi. «Auschwitz genera commozione - le risponde la sua compagna di scuola Teresa Falanga - Birkenau invece inquietudine. Qui è tutto deserto, e riuscire a immaginare questo posto pieno di persone destinate a morire genera uno strano sentimento». Mentre si raccontano le impressioni, la loro professoressa invita a uno sforzo di immaginazione. «Le baracche, le condizioni in cui vivevano, le celle in cui erano rinchiusi - interviene il loro compagno Chistopher Spennato - tutto qui parla di morte». E perchè tragedie simili non si verifichino mai più, centinaia di fiaccole sono state accese.
- Evaristo Sparvieri
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