Qualcosa è cambiato. Lo si è notato subito negli sguardi degli oltre 600 studenti modenesi. Dopo cinque giorni di visita ad Auschwitz, Birkenau e i luoghi simbolo dell'Olocausto, ieri pomeriggio il ritorno a Carpi per i ragazzi di "Un treno per Auschwitz". Ad attendere i ragazzi in stazione ci sono qualche centimetro di neve e un gran freddo, che sembra di non esser mai partiti dalla Polonia. Ma il viaggio di "Un treno per Auschwitz" c'è stato davvero, e gli studenti modenesi fino all'ultimo mantengono alti la riflessione verso la tragedia dell'Olocausto e l'entusiasmo verso l'esperienza di condivisione vissuta. Il treno entra in stazione a Carpi intorno alle 14.30, in anticipo rispetto alla tabella di marcia. Da poco Cisco e la sua band hanno terminato un concerto improvvisato in carrozza, nel quale i ragazzi si sono scatenati, tanto che quasi non ci si accorge di essere già arrivati. Una ventina di ore di viaggio che sono volate, ma che hanno lasciato il segno per gli oltre 600 studenti a bordo del treno: un viaggio della memoria e della condivisione durato 5 giorni, in visita ai luoghi simbolo delle vittime della Shoah: il campo di concentramento di Auschwitz, lo sconfinato lager di Birkenau, il ghetto di Varsavia, con le sue tragiche storie di deportazione. Nel viaggio di ritorno, il momento della restituzione è diventato centrale. In uno degli incontri avvenuti in terra polacca, Carlo Lucarelli ha illustrato ai ragazzi il concetto di "punto di rottura": è l'attimo esatto in cui si prende coscienza dell'orrore patito da milioni di innocenti. E ognuno degli oltre 600 studenti modenesi ha vissuto il proprio personale punto di rottura durante questa esperienza, iniziando a rielaborare le impressioni ricevute. Alessandro Savoia del Pico di Mirandola lo ha vissuto ad Auschwitz, quando nel giorno della commemorazione ha incrociato un sopravvissuto che si aggirava nel campo: «Si allontanava da solo dal muro delle fucilazioni - racconta - Mi ha fatto pensare a ciò che ha vissuto e cosa può significare per un reduce ricordare quei tristi momenti». C'è anche chi, come Giovanni Piccinini del Cattaglio-Deledda, è ancora in cerca di quel momento in cui la tragicità della storia si manifesta nella coscienza. Ma metabolizzare questa intensa esperienza richiede tempo: «Ho toccato con mano ciò che già conoscevo sui libri - afferma - Non c'è stato un momento singolo che mi ha commosso particolarmente. Tutto il viaggio è stato importante».
Lucia Righini del Galileo di Mirandola ha trascorso l'ultima notte con 4 amiche nel vagone ristorante, sfrattate dai compagni di cuccetta. Hanno giocato a carte tutta la notte, riflettendo su quanto fatto in Polonia: «Ho conosciuto tante persone. C'è stato un particolare che mi ha toccato molto: il gesto di un innocente che ha inciso con un unghia un Cristo sul muro».Francesca Franzoni del Luosi di Mirandola non riesce a capacitarsi di come milioni di persone abbiano potuto vivere e morire in quei luoghi. «E in quali condizioni - aggiunge - Sono luoghi che sembrano irreali, concepiti dalla pazzia dei nazisti e dall'illogicità di chi li ha seguiti».
Martina Braida è rimasta sconvolta dagli esperimenti condotti sui bambini dai nazisti: «Erano atrocità indescribili». E mentre il treno continua la sua marcia verso, c'è chi vorrebbe subito ripartire e chi non vede l'ora di raccontare ciò che ha visto: «A casa porto le immagini di questa esperienza - dice Claudia Marchesi del Luosi - E' bello tornare». Pian piano le stazioni si succedono e Carpi si avvicina. La musica inizia a risuonare sui vagoni e la commozione dei ragazzi ritorna entusiasmo, come è giusto che sia. Quando scendono dal treno, un sorriso di soddisfazione. - Evaristo Sparvieri
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