«Non “scontriniamo”? É vero, lo fanno un po’ tutti, anche consapevolmente». Alessandro Pantano, titolare del bar aperitif Manà, all’angolo fra via Scudari e via Castellaro, è l’unico ad ammetterlo apertamente. Dopo l’allarme lanciato dalla Guardia di finanza, che ha riscontrato 2.315 violazioni su 3.877 controlli, non rilasciare scontrini sta diventando una pratica comune a molti commercianti della civilissima Modena. Ma la sincerità di Pantano non gli è valsa nessuna medaglia al merito, anzi: solo qualche settimana fa, 516 euro di multa per un caffè.
«In quel caso - aggiunge Pantano - si è trattato di una dimenticanza di una cliente abituale, che per fretta ha lasciato l’euro sul bancone. Appena uscita dal bar, è scattato il controllo».
“Innocenti” evasioni, insomma, pagate però con una multa salata: «Più di 500 euro, poi diventati 200 perchè saldati subito. Un altro bar in centro è stato chiuso per giorni. La verità è che se tutti pagassimo le tasse non ci sarebbe nessuna dimunizione della pressione fiscale». Qualche metro più in là, nel Tramezzino bar, il titolare Giuseppe Giordano assicura: «Mai avuto problemi con la Finanza. Più del 60% di irregolarità nei controlli? Se son numeri ufficiali vuol dire che è così. Noi gli scontrini li facciamo».
Ma qual è allora l’identikit del commerciante evasore, che, per qualche euro in più, rilascia qualche scontrino in meno? Il ritratto emerge per esclusioni: fuori i punti vendita delle grandi catene. É quanto testimonia Andrea Fapuzzi, responsabile di Pietri Sport: «Siamo completamente informatizzati. La cassa è online, e non possiamo non rilasciare scontrini. Siamo obbligati sia dalla legge che fisicamente». Stessa situazione anche negli altri franchising del centro. «Registriamo tutto al Pc - dice Daniela Veneziano di Barney - Se prendo un vestito per me, devo rilasciarmi la ricevuta. Forse le evasioni riguardano i piccoli esercenti, che cercano di arrotondare».
Fuori dal ritratto, commessi e dipendenti, per i quali non rilasciare scontrini vuol dire correre un rischio ben più pericoloso di una sanzione: «Quando anni fa Vaccari rilevò il negozio - racconta Germana Gianelli di Marco e Luisa Vaccari - arrivò un ordine tassativo: chi non fa scontrini viene licenziato». Un rischio che Lisa Ferrari del negozio di scarpe Dino Traini, non sente la necessità di correre: «Sulle tasse, scontrini a parte, ci sarebbe tanto da dire. Noi li facciamo. Essendo dipendente, essere in regola vuol dire conservare il posto di lavoro». Argomenti simili da Laura e Valentina di Bottega Verde, che capiscono chi si concede piccole “evasioni”, ma non li giustificano: «Siamo dipendenti, ed essendo una catena, non abbiamo nessun interesse a non rilasciare ricevute. Certo le tasse per i commercianti sono molto alte».
Insomma, esclusione dopo esclusione, restano come potenziali evasori i piccoli proprietari di esercizi e gli ambulanti. Ma cosa pensano i clienti di chi evade? «Tutto il male possibile», dice Carla Grullenzoni, appena uscita da un farmacia: «Oggi domina la cultura del facile guadagno. Ma rispettare le regole è segno di educazione e senso civico».
«Indubbiamente lo scontrino deve essere rilasciato», afferma Matteo Scapinelli. Ha appena acquistato un abitino per il figlio: «I controlli sono necessari. Se qualcuno evade danneggia la collettività».
Molti clienti, per evitare problemi, hanno imparato a richiedere la ricevuta fiscale ai commercianti “distratti”: «Abbiamo appena acquistato una giacca - spiegano Francesco Giordano e Rosellina Bovino - se c’è qualche difetto, chi è il commerciante che lo cambia se non gli presenti lo scontrino?». E se per Roberto Spagnoli «il vero problema non sono gli scontrini, ma le fatture di contabilità», Francesca Pennetta si mostra comprensiva nei confronti dei negozianti: «Mi è capitato di doverlo richiedere. Non va bene alimentare l’evasione, ma le tasse per i commercianti sono davvero alte». Stella Tomeazzi ha appena acquistato un maglione e un profumo: «Lo scontrino l’ho ricevuto. Se i numeri sono quelli della Finanza la situazione è preoccupante».
“Innocenti” evasioni, insomma, pagate però con una multa salata: «Più di 500 euro, poi diventati 200 perchè saldati subito. Un altro bar in centro è stato chiuso per giorni. La verità è che se tutti pagassimo le tasse non ci sarebbe nessuna dimunizione della pressione fiscale». Qualche metro più in là, nel Tramezzino bar, il titolare Giuseppe Giordano assicura: «Mai avuto problemi con la Finanza. Più del 60% di irregolarità nei controlli? Se son numeri ufficiali vuol dire che è così. Noi gli scontrini li facciamo».
Ma qual è allora l’identikit del commerciante evasore, che, per qualche euro in più, rilascia qualche scontrino in meno? Il ritratto emerge per esclusioni: fuori i punti vendita delle grandi catene. É quanto testimonia Andrea Fapuzzi, responsabile di Pietri Sport: «Siamo completamente informatizzati. La cassa è online, e non possiamo non rilasciare scontrini. Siamo obbligati sia dalla legge che fisicamente». Stessa situazione anche negli altri franchising del centro. «Registriamo tutto al Pc - dice Daniela Veneziano di Barney - Se prendo un vestito per me, devo rilasciarmi la ricevuta. Forse le evasioni riguardano i piccoli esercenti, che cercano di arrotondare».
Fuori dal ritratto, commessi e dipendenti, per i quali non rilasciare scontrini vuol dire correre un rischio ben più pericoloso di una sanzione: «Quando anni fa Vaccari rilevò il negozio - racconta Germana Gianelli di Marco e Luisa Vaccari - arrivò un ordine tassativo: chi non fa scontrini viene licenziato». Un rischio che Lisa Ferrari del negozio di scarpe Dino Traini, non sente la necessità di correre: «Sulle tasse, scontrini a parte, ci sarebbe tanto da dire. Noi li facciamo. Essendo dipendente, essere in regola vuol dire conservare il posto di lavoro». Argomenti simili da Laura e Valentina di Bottega Verde, che capiscono chi si concede piccole “evasioni”, ma non li giustificano: «Siamo dipendenti, ed essendo una catena, non abbiamo nessun interesse a non rilasciare ricevute. Certo le tasse per i commercianti sono molto alte».
Insomma, esclusione dopo esclusione, restano come potenziali evasori i piccoli proprietari di esercizi e gli ambulanti. Ma cosa pensano i clienti di chi evade? «Tutto il male possibile», dice Carla Grullenzoni, appena uscita da un farmacia: «Oggi domina la cultura del facile guadagno. Ma rispettare le regole è segno di educazione e senso civico».
«Indubbiamente lo scontrino deve essere rilasciato», afferma Matteo Scapinelli. Ha appena acquistato un abitino per il figlio: «I controlli sono necessari. Se qualcuno evade danneggia la collettività».
Molti clienti, per evitare problemi, hanno imparato a richiedere la ricevuta fiscale ai commercianti “distratti”: «Abbiamo appena acquistato una giacca - spiegano Francesco Giordano e Rosellina Bovino - se c’è qualche difetto, chi è il commerciante che lo cambia se non gli presenti lo scontrino?». E se per Roberto Spagnoli «il vero problema non sono gli scontrini, ma le fatture di contabilità», Francesca Pennetta si mostra comprensiva nei confronti dei negozianti: «Mi è capitato di doverlo richiedere. Non va bene alimentare l’evasione, ma le tasse per i commercianti sono davvero alte». Stella Tomeazzi ha appena acquistato un maglione e un profumo: «Lo scontrino l’ho ricevuto. Se i numeri sono quelli della Finanza la situazione è preoccupante».
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